Giusto il tempo di ambientarmi (e affezionarmi…) ed è già ora di salutarvi.
Ho la sensazione che questo anno scolastico sia stato intenso e impegnativo non solo per me. Sicuramente per voi, cari ragazzi, lo è stato.
Probabilmente stentate a crederlo, ma vi assicuro che lo è stato anche per me. Impegnativo, perché i prof non si fermano un momento (anche questa cosa so che stentate a crederla) dato che c’è sempre molto da fare, preparare, organizzare, studiare… Intenso, perché mi avete regalato momenti indimenticabili.
Mi è piaciuto o-g-n-i s-i-n-g-o-l-o “ciao prof” che mi avete detto, ancor di più quelli col sorriso sulle labbra, persino quelli all’uscita di scuola dopo una o due ore di lezione in cui mi sentivo più un cane da guardia che la docente di matematica o scienze.
Mi sono affezionata ai “siccome che” ai quali inizialmente inorridivo… ma alla fine sorridevo, anzi ridevamo tutti insieme (confesso che era così frequente che mi avete portata sulla cattiva strada: talmente tante volte vi ho corretti sostituendo “siccome che” con “dato che”… che alla fine non ci capivo più niente neanche io!).
È stato mooooooooolto divertente quando al cambio dell’ora, alla fine della lezione di geometria, durante la quale la maggior parte di voi non aveva il righello e lo chiedeva in prestito al compagno a destra/sinistra/avanti/indietro/dall’altra parte dell’aula… e/o alla sottoscritta (che ne ha sempre 4-5 nell’astuccio), avete iniziato a preparare il materiale di disegno tecnico tirando fuori dalla cartellina luccicanti squadre e squadrette.
È stato commovente sentirmi chiamare “papà” da uno di voi durante una lezione di matematica (finora ero abituata al sentirmi chiamare “maestra” da mio figlio di 6 anni quando, preso dall’entusiasmo, dopo una giornata intera a scuola, per raccontarmi qualcosa esordisce così… Ma immedesimarmi in un papà che aiuta a fare i compiti a casa di matematica è stato emozionante).
È stato comico (probabilmente divertente per voi, ma direi tragicomico per me…) quando, entrando in classe, uno di voi seduto al primo banco ha esclamato: “prof, ma lei ha i capelli bianchi!”. Diciamo che, volendo guardare sempre il lato positivo delle cose, ho apprezzato il “lei”.
Mi fa sempre sorridere (ma dentro di me, più che un sorriso è una risata, o meglio una sghignazzata: muahahahahahah!!!) quando, per riferirvi a un’espressione aritmetica, un problema, un’equazione…, mi avete detto “prof, non mi esce…” oppure “prof, non mi è uscita…”: sarà che ho i bambini piccoli, ma questa espressione mi fa pensare all’espletamento delle funzioni fisiologiche! Ovviamente non c’è alcun sentimento sadico nel rendermi conto che l’esercizio vi aveva messo in difficoltà… avete sempre tutta la mia solidarietà.
Un consiglio per il futuro, cari ragazzi, che vale per qualsiasi cosa vi troverete davanti (un compito di matematica o di un’altra disciplina, le chiavi di casa da ritrovare, un rubinetto da riparare, una cosa nuova da affrontare…): non tiratevi mai indietro davanti alle difficoltà, buttatevi senza troppo pensare, e, con il massimo impegno, provate, provate e riprovate. Comunque vada sarà un successo.
Un’ultima cosa: a scuola non badate troppo ai voti. I voti servono e hanno il loro significato, sia per voi studenti sia per noi insegnanti, quindi è giusto che dopo la prestazione (la verifica, l’interrogazione, il lavoro di gruppo…) ci sia una valutazione, scritta nero su bianco. Ma, per quanto riguarda voi alunni, vi deve far riflettere su come sono andate le cose, sul risultato raggiunto con l’impegno che solo voi sapete di aver messo (vi siete impegnati tanto…? poco…? pochissimo…? tantissimo…?). Ricordate che i voti non sono mai voti alla vostra persona, ma sono strumenti di crescita: “sbagliando s’impara” è un vecchio detto. Bisogna imparare anche a gestire le delusioni e trasformarle in voglia di miglioramento.

Per voi, invece, cari colleghi, non ho consigli da dispensare ovviamente. Voglio solo ringraziarvi immensamente per l’accoglienza (d’altronde l’inclusione è un punto di forza della nostra scuola!), l’aiuto, la disponibilità, gli stimoli, la fiducia, i sorrisi, le belle parole, i cornetti, i confetti… tutto!
Penso non sarà facile trovare un ambiente di lavoro così ospitale e caloroso. Non nascondo la paura che provo al pensiero di affrontare di nuovo (di già…) un cambiamento lavorativo, ma quello che dico ai ragazzi lo dico quotidianamente a me stessa: impossibile tirarsi indietro, inutile crogiolarsi nell’ansia, massimo impegno per superare anche questa.
Un grazie speciale a Gloria che ha condiviso con me durante questo anno ogni cosa, fino ad arrivare a una simbiosi, ed è stata compagna di viaggio memorabile. Ma l’elenco dei “grazie speciali” potrebbe andare avanti mooooolto a lungo (semplicemente non ho più tempo per scrivere, devo portare mio figlio dal dentista!).
Per il momento vi saluto con queste parole scritte e vi dedico una vignetta che conservo da anni ed è spesso per me fonte di riflessione.
A presto per i baci e gli abbracci.
Giovanna



Cara Giovanna
È stato un onore lavorare con te anche se la tua permanenza alla Gramsci è durata troppo poco. Ti auguro di incontrare un ambiente accogliente in cui realizzare ogni tuo progetto lavorativo e di incontrare validi compagni di viaggio…