Buongiorno prof, è felice di fare questa intervista?
Certo che sì, sono molto felice, emozionata direi, soprattutto perché siete mie due alunne da ormai tre anni.
Prof, lei dov’è nata?
A Marino.
Le sarebbe piaciuto vivere in un’altra città?
Sì.
Quale?
Lucca. Mi sarebbe piaciuto vivere a Lucca: l’ho conosciuta da poco tempo, è una cittadina piccola, ricca di storia e a misura d’uomo. Mi piace molto.
Che oggetto ricorda perfettamente della sua infanzia?
Una bambola che si chiamava Giuliana e alla quale ero affezionatissima. Penso di averla avuta fino a una decina di anni fa, poi durante una delle grandi pulizie casalinghe è finita purtroppo nel sacco dell’immondizia.
Qual era la sua materia preferita alle medie?
Arte.
E il suo professore preferito?
Sempre alle medie, la mia professoressa di arte, che era molto giovane e molto brava. È stata lei a farmi appassionare soprattutto al disegno libero.
Quale indirizzo ha scelto alle superiori e perché?
Ho frequentato l’Istituto Magistrale, che oggi corrisponderebbe al liceo psico-pedagogico, perché sin da bambina ho sempre avuto la passione per l’insegnamento. Giocavo sempre a fare la maestra.
Si è mai pentita di aver scelto quell’indirizzo?
Assolutamente no. Faccio il lavoro che più mi piace al mondo.
Ha un ricordo piacevole delle superiori?
Sì, il campo scuola che feci a Firenze con uno dei professori che ho apprezzato di più alle superiori, il professore di matematica.

E uno brutto?
Un ricordo brutto risale sempre agli anni delle superiori, quando durante la festa dei cento giorni una mia compagna si fece male, rovinando una giornata che invece doveva essere memorabile.
A che età ha scelto di diventare insegnante?
L’ho sempre voluto fare. Il mio percorso di studi è iniziato proprio per questo motivo, quindi direi già dalla terza media.
Ed è felice di esserlo?
Sì, sicuramente.
Secondo lei essere insegnante è da tutti?
No. Non tutti possono fare gli insegnanti. Ci vuole tanta passione, molta pazienza e tanto amore per i ragazzi.
Da piccola voleva fare un altro lavoro?
No.
Da piccola avrebbe mai pensato di fare un tatuaggio come quello che ha sul braccio?
Non l’avrei fatto neanche da grande, se non fossi stata pregata e quindi praticamente obbligata a farlo.
Qual era il suo sogno da bambina?
Diventare insegnante. Mi piaceva così tanto che mia nonna paterna si prestava a fare l’alunna mentre io facevo la maestra. Poverina, si prendeva pure i rimproveri e le tirate d’orecchie: facevo proprio la maestrina, anche quella antipatica!
Parlando di gusti personali, sappiamo che lei non ascolta molta musica: qual è il suo film preferito?
Non è vero che non ascolto musica: semplicemente non ho molto tempo per fermarmi ad ascoltarla. Mi piace ogni genere, tranne la trap. Per quanto riguarda i film, il mio preferito è C’era una volta in America.
E il libro preferito? Quale consiglierebbe?
Ne ho diversi. Uno che mi è rimasto nel cuore perché l’ho letto da molto giovane è Le cronache di Narnia di C.S. Lewis: l’ho divorato in pochissimo tempo. Un altro libro che ho amato tantissimo, quando ero più grande, è Il nome della rosa di Umberto Eco.
Qual è stata la soddisfazione più grande che ha avuto come insegnante?
Ne ho avute tantissime. Soprattutto quando i ragazzi tornano a trovarmi dopo le scuole medie e mi raccontano il loro percorso di vita. Mi dà soddisfazione sapere che ricordano ancora qualcosa di me, dei miei modi di fare, di quello che ci siamo detti. Mi fa piacere sapere di averli aiutati a crescere.
La sua poesia preferita?
Il cinque maggio di Alessandro Manzoni.
Vuole lasciare un messaggio ai ragazzi e alle ragazze?
“Siate sempre ciò che vorrete essere e impegnatevi ad esserlo.”
Grazie prof!
Grazie a voi e a tutti.

