Una scuola si lascia, ma non si dimentica – Prof. Giovanni Spina

Riflessioni e saluto all’Istituto Antonio Gramsci di Pavona
Quando si arriva in una scuola, spesso non si sa ancora che cosa ci aspetta davvero. Si entra in un edificio, si conoscono nuovi colleghi, si incontrano nuove classi, si comincia un orario, si aprono registri, si spiegano argomenti, si correggono compiti. Poi, quasi senza accorgersene, quel luogo smette di essere soltanto una sede di lavoro e diventa una parte importante del proprio cammino.

Sono arrivato all’Istituto Antonio Gramsci di Pavona nel settembre del 2019. Da allora sono passati anni intensi, complessi, pieni di volti, parole, lezioni, fatiche e soddisfazioni. Anni nei quali ho insegnato Tecnologia, ma nei quali, come spesso accade nella scuola, ho imparato anch’io moltissimo: dai colleghi, dagli alunni, dalle difficoltà affrontate e dal lavoro quotidiano in classe.

Uno dei ricordi più forti resta certamente il periodo della pandemia. Nessuno di noi era davvero preparato a ciò che sarebbe accaduto. Da un giorno all’altro la nostra scuola, che vive di presenza, di sguardi, di voci, di banchi, di corridoi e di relazioni dirette, ha dovuto trasformarsi in qualcosa di completamente diverso. Organizzare la didattica a distanza non è stato semplice. Abbiamo dovuto imparare strumenti nuovi, trovare soluzioni rapide, mantenere vivo il contatto con gli studenti anche attraverso uno schermo. È stato un tempo difficile, a volte faticoso, ma anche un tempo che ha mostrato la forza della comunità scolastica. Perché la scuola, quando è vera, non è fatta solo di mura: è fatta di persone che cercano comunque un modo per non perdersi.

In questi anni porto con me anche i campi scuola vissuti con i ragazzi in varie parti d’Italia. Sono esperienze che restano, perché fuori dall’aula gli studenti si rivelano in modo diverso. Li si vede crescere nella responsabilità, nella curiosità, nella capacità di stare insieme. Un viaggio di istruzione non è mai solo una gita: è un laboratorio di vita. Si impara a rispettare gli orari, gli altri, i luoghi, le regole, ma anche a guardare il mondo con occhi più aperti. E spesso, proprio lontano dai banchi, nascono ricordi che rimangono nella memoria di tutti.

Un altro pensiero va ai colleghi. La scuola è un lavoro bellissimo, ma non è un lavoro facile. Ci sono giornate pesanti, problemi da risolvere, urgenze, cambiamenti, responsabilità. Però ci sono anche momenti di confronto, collaborazione, sostegno reciproco e, perché no, quella sana goliardia extrascolastica che aiuta ad alleggerire il peso delle giornate. Anche questi momenti fanno parte della vita di una comunità professionale: ridere insieme, scambiarsi una parola nei corridoi, affrontare una difficoltà con spirito di squadra significa costruire legami che vanno oltre il semplice dovere.

Insegnare Tecnologia mi ha spesso portato a parlare di progetti, materiali, strutture, energia, strumenti, trasformazioni. Ma più passava il tempo, più mi rendevo conto che questi concetti non riguardano solo la disciplina: riguardano anche la vita. Ogni ragazzo è, in qualche modo, un progetto in costruzione. Non un progetto già finito, non un disegno perfetto, ma qualcosa che prende forma poco alla volta. Si prova, si sbaglia, si corregge, si migliora. A volte serve rinforzare una base, altre volte cambiare metodo, altre ancora avere il coraggio di ricominciare da capo. Non c’è crescita senza tentativi, e non c’è futuro senza la disponibilità a mettersi in gioco.

Ai miei alunni vorrei lasciare proprio questo messaggio: non abbiate paura della fatica. Non cercate sempre la strada più comoda, perché spesso non è quella che vi porta più lontano. Studiare non significa soltanto prendere un voto, ma costruire strumenti per capire meglio il mondo e per scegliere con più libertà chi diventare. La scuola media è un passaggio importante: non è la fine di un percorso, ma una soglia. Oltre quella soglia vi aspettano nuove sfide, nuove materie, nuovi insegnanti, nuove responsabilità. Affrontatele con curiosità, con serietà e con fiducia.

Oggi il mio percorso professionale prosegue in una nuova scuola, al Liceo Scientifico G. Vailati di Genzano, dove insegnerò Matematica e Fisica. È un nuovo inizio, che accolgo con entusiasmo e senso di responsabilità. Ma ogni nuovo inizio porta con sé ciò che è stato prima. E gli anni trascorsi alla Gramsci resteranno parte della mia storia professionale e umana.

Ringrazio gli alunni, le famiglie, i colleghi, il personale scolastico e tutti coloro con cui ho condiviso questo tratto di strada. A ciascuno resta qualcosa: una lezione, una parola, una difficoltà superata, un sorriso, un ricordo.

Ai colleghi auguro di continuare a lavorare con la stessa passione, con la stessa capacità di sostenersi nei momenti difficili e con quella leggerezza intelligente che, anche nelle giornate più complicate, permette alla scuola di restare un luogo vivo, umano e capace di guardare avanti.

A voi ragazzi auguro di continuare a costruire il vostro futuro con intelligenza, coraggio e cuore. Non smettete di farvi domande, non accontentatevi di restare fermi, non abbiate paura di sbagliare. Perché anche dagli errori, se affrontati con onestà, può nascere qualcosa di solido. E, come in ogni buon progetto, ciò che conta davvero non è partire perfetti, ma avere la volontà di migliorarsi, passo dopo passo.

Giovanni Spina

1 commento su “Una scuola si lascia, ma non si dimentica – Prof. Giovanni Spina”

  1. Marialuisa Galliani

    Caro Giovanni
    Pare superfluo dirti che provo una grande stima di te come collega per il tuo operato, per le tue scelte, per il tuo modo di stare con i ragazzi. Non ho trovato solo un grande collega, ma un sincero amico a cui appoggiarmi e condividere le proprie idee. È difficile pensare che tra un cambio dell’ora e l’altro non incontri ‘il gigante buono” con cui scambiare una battuta. Ti ringrazio per tutto ciò che hai fatto per la nostra scuola e per l’eredità che lasci anche nei nostri cuori. Ti auguro di vivere un viaggio ricco di soddisfazioni

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